Il Flusso

The Map

Monday, November 21, 2011

Mix - Novembre 2011

Come potrete immaginare sono tantissime le cose che abbiamo visto, sentito, odorato e, chiaramente, magnato in questi giorni. Talmente tante che ci chiediamo cosa si ricorderanno le nostre testine (già ci dimentichiamo cosa abbiamo fatto il giorno prima…). Ed é anche per questo che abbiamo voglia di condividerlo con voi. In ordine sparso e non cronologico: Aline ha inizato a fare scherma con un prof che grida in coreano e il traduttore simultaneo di fianco. Io forse farò yoga, ma nel frattempo mi sono comprato una bici per poco. E grandissima, ma l’ho pagata poco. Dovrò aspettare aprile per andarci, ma l’ho pagata poco perché siamo a fine stagione. Siamo andati ad una festa convinti di andare ad un party ammmmericano, ma gli unici 2 ammmericani che c’erano parlavano tra di loro ed eravamo in ben 4 ticinesi e una buona decina di italofoni. Abbiamo visto “Into the Abyss” di Werner Herzog (ma son tutti così bravi e tranquilli i registi tedeschi???). Aline ha visitato la Rizzoli e si é persa a Brooklyn. Sempre a Brooklyn abbiamo assistito a una presentazione degli scopritori dell’archivio fotografico di Viviane Maier. Abbiamo mangiato un Cheesburger Royale con swiss / cheddar cheese, bevuto Brooklyn Lager, ri-magnato cheescakes e cupcakes. Abbiamo giocato a biliardo e sentito The Ganglians e The Friends al Mercury Lounge con Dario e Caroline. Abbiamo comprato vestiti di seconda mano e presto ci compreremo la giacca-polare-techno. Abbiamo conosciuto un venditore di tostapane d’epoca e un regista che vendeva piastrelle. Oltre che chiaramente lavorare di giorno, io sul mio progetto, che finalmente inizia a carburare, e Aline sul suo doc per Cult Tv che vedrete l’11 dicembre. Ciao!



Manhattan vista da Brooklyn e pasta al forno "Manhattan" vista dalla nostra cucina.

La strada dove hanno arrestato il nostro vicino, il bombarolo (a 7 isolati da casa nostra).

Dal nostro salotto.

Ready to go.

La Maratona.

Post Maratona.

Scena da film.

Color image by Vivian Maier.


Brunch a Williamsburg.

I love, you love, they love.


Famiglia di pescatori depressi.


Williamsburg.

Harlem.


Edgecombe Ave (la nostra via).

Squit squit.




Central Park.

Mercatino nell'Upper West Side.

Who the f**k is Steven Summers?

Dieci franchi.

Me lo compro o no uno smartphone (gigante pure quello)?


Times Square. Cercate i due ubaldi.


Gnam! Yes, we are in New York!







Sorridete che vi faccio la foto, e forse vi centro.






Serata con Dario e Caroline.

Sulla bici gigante (sembro un orso al circo).

Giostra pronta per l'inverno.

Tuesday, November 15, 2011

dalla Public Library (fifth ave)

Uno va al gabinetto, perchè ci deve andare, e lungo il corridoio che porta alle women's restroom vede le foto (le vere!) di Sugimoto, Tomas Struth, Boltansky, Tina Barney, Arbus e altri. Perchè ero di fretta, se no avrei preso il tempo di guardarle, di osservarle. Ora ho in mente lo sguardo del ragazzo blu, the blue boy. Poi dopo aver concluso la mia giornata, andrò a guardarle. Di nuovo. Con calma. Perchè a certe cose non si passa vicino e basta.
© Tina Barney, The blue boy

Occupy!

La tentazione é forte di andare a occupare Wall Street, soprattutto dopo aver visto in che modo ieri notte hanno liberato con la forza l'accampamento a Zuccotti Park. Per ora mi limito ad occupare la mia sedia in ufficio. Voi cosa ne pensate? Andiamo a farci arrestare o no?

The temptation is strong to go downtown and occupy Wall Street, especially once we saw how the police cleared out the camp at Zuccotti Park. For the moment I just occupy my chair at the office. What do you think? We should go there and get arrested?

Thursday, November 10, 2011


Trovare l'intruso

Gli indignati di Wall Street: qualche indignato, qualche fotografo, qualche poliziotto, qualche turista...



Il pubblico del terzo gruppo al Side Walk Cafe

Sull'isola

Un’altro giorno a Manhattan, un altro giorno di sole, un altro giorno sull’isola che c’é. Siamo qui da più di una settimana. Da un lato ci sentiamo a casa, qui al quinto piano di Edgecombe 409. Dall’altra se vuoi perderti puoi, sempre.

Ieri sera siamo andata a fare un giro a Financial District. Siamo usciti alla fermata Wall Street senza capire bene dove era Wall Street. Le strade strette e la verticalità come non la si é mai vista. Abbiamo girato come trottole nella zona, all’ora in cui tutti gli impiegati escono correndo e gridando dagli uffici. Volevamo fare un giro da quelle parti ancora con la luce ma alla fine siamo arrivati lì che era già notte. I bus che passano, gli alterna che occupano Wall Street, i turisti (noi) e Ground Zero. Una sosta al museo di memorial del 9/11 dove si può vedere un video, qualche libro che raccoglie le foto dell’11/9 fatte dagli abitanti di NY (alcune anche da evitare secondo noi) e qualche reperto, come un pezzo di palazzo, un elmo di un pompiere, delle carte bruciacchiate. Non sembra di essere nel posto dove é successo tutto questo. Lo si é visto talmente tante volte in tele e in video che per me l’11/9 é successo in televisione, non per davvero.

Ci siamo poi spostati a Soho (South of Houston), quartiere di baretti e ristoranti. Per mangiare chiaramente. Gnam! Siamo andati da Arturo’s, pizzeria che ci é stata consigliata addirittura da Jalalu (per chi ancora non lo conosce guardare qui) che a NY ci ha vissuto. Pizza e musica live, questa sera: pianoforte. Buona, ma non é la pizza che si mangia a Bari. Dario ci propone di trovarci al Side Walk Café, dove questa sera ci sono concerti acusticheggianti. Arriviamo e c’é una specie di Avril Lavigne con musicisti depressi (compagni della scuola di musica) che, ok, ha una bella voce, ma ce lo si dimentica subito quando inizia a dimenarsi sul palco. Ed ha sù le ghette (espressione tipicamente ticinese, da quel che dice Dario). Il secondo artista é una specie di bambino vestito da Beatles che sembra un cameriere (così si é definito lui stesso). Più che cantare scrive canzoni, perché ad ogni pezzo invita un interprete sul palco, o uno strumentista. Notevole il coglionazzo che canta con lui la seconda canzone. Notevole perché sembra un coglionazzo ma ha una voce che ci lascia tutti a bocca aperta. Ci diciamo che tutti quelli in sala sono gli amici ed i parenti dei musicisti. Ed é proprio così perché come finisce il concerto spariscono tutti. E arrivano gli amici del gruppo seguente. Gay. Il gruppo seguente é un chitarrista one-man-band con effettini e loop, tecnicamente strabravo. Presumiamo sia gay, perché tutti i tipi in prima fila si abbracciano e si baciano appassionatamente durante il concerto. Un tizio con baffoni alla Freddy Mercury fa le foto a lui e al pubblico. E noi pure.

L’ultimo gruppo sembrava essere il più promettente, anche se il cantante é stonato e scordato. Ma ci crede davvero. Voleva dire quello che cantava. Anzi doveva. Ed é quel che conta. Ma non ce l’abbiamo fatta. La serata é finita così, con un gioco di carte per scroccare un dollaro e un falafel. Domani é un altro giorno sull’isola che c’é.

Monday, November 07, 2011

The Map

In New York it is extremely important to know where are the right places. There are places to eat, to buy, to drink, to listen to live music, to eat and drink, to drink and listen, to eat and listen. Bref, here you can find a map of the places we visit, that we just started to fill out . There is a short comment for every adress, in order to locate in space (and sometimes also in time) our experiences. In this way you can virtually follow us in our NY experience, and also add some adress we should visit, if you want to (yellow points are ones on the "to do list").

http://maps.google.com/maps/ms?msid=200961196236032557760.0004b0c7c310f5b672b61&msa=0&ll=40.790679,-73.930779&spn=0.091755,0.15398

Ciao!

Friday, November 04, 2011

Friday night in Chelsea


The High Line (thehighline.org).

Yoga lesson and exercising at the High Line.

Pub in Chelsea.

Homes.

Chelsea Hotel.




Dinner at "Il Bottino".

Thursday, November 03, 2011

Adesso e qui

Ciao a tutti!
Eccoci qui, eccoci a New York nel nostro appartemanto 5G a 409 Edgecmobe Avenue ad Harlem. Dopo un paio di giorni riusciamo a fermarci, a riemergere con la testa e buttare giù due righe. E veramente strano il modo in cui ci siamo infilati in questa realtà, in quest'appartamento e in questa città. È come se ci stesse aspettando e noi pure lo aspettavamo da un po'. Ora tutto diventa vero, la realtà oramai supera tutte le previsioni e proiezioni che ci eravamo fatti prima di partire. Finalmente il presente é qui, da vivere come meglio si crede. Ok, devo pure iniziare a lavorare, sono qui per questo. Diciamo che da lunedì inizio seriamente a pensare alla mia ricerca. Prima di tutto, però, il presente.

Hi everybody!
We are here, we are in New York in our apartment 5G at 409 Edgecombe Avenue, in Harlem. After two days we can now stop and breath and write down somethig. It is really strange the way in which we fitted this reality, this apartment and this city. It's like everything was waiting for us, and we were also waiting for this. Now everything becomes real, realty beats all the projections and expectations that we made before leaving. The present is here. Ok, I also have to start my work, I am here for that. Let's say that starting from Monday I will seriously begin to think about my research. But, first of all, the present.

Wednesday, August 31, 2011

Frangiainsanfrancisco -> Aline&Frangia in NY

Cari tutti,

dopo 5 anni ecco giunto il momento di riattivare sto blog. Infatti sono, anzi siamo, di nuovo in partenza per il paese dei cow boys. Dall’altra parte del continente sta volta. Aline ed io partiamo per un anno a New York, a partire da novembre con una borsa di studio del Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica. Come all’inizio dell’altro viaggio, e di questio blog, non so con che frequenza scriveremo. Se scriverò più Aline o io, se lo faremo in italiano, in francese o in inglese? Boh, chi vivrà vedrà. Ci sembra comunque il modo più semplice per condividere pensieri e immagini con chi ci conosce e vuole sapere di noi. Ci sembra il modo migliore di selezionare quel che ci sarà da dire, quel che NY ci dirà.

Non sono mai stato a NY e l’idea di andarci per la prima volta e di starci per un anno intero mi affascina, e un po’mi spaventa pure. Partiremo come i migranti, non per cercare lavoro ma per cercare quella cosa lì che non sappiamo cos’é e perché la cerchiamo. Partiremo per cercare l’arte e la cultura. Per la musica da suonarla e da sentirla. Per avere una scusa per farlo, perché a dire il vero potremmo continuare a farlo benissimo anche qui. Per vivere un anno in una grande metropoli, il centro del mondo a quanto pare. Anche se a noi piacciono i prati verdi e la tranquillità. Partiamo per poi tornare, questo é sicuro, con un bagaglio e un qualcosa che ci distingua dagli altri comuni mortali che non ci sono stati. “Ho vissuto un anno a New York, sai?” e la mia vita sarà migliore. Per un capriccio, a volte penso, per uno sfizio. L’idea di partire infatti mi catapulta spesso troppo nel futuro, quel che sarà. Come saremo noi a NY? Come saremo quando torniamo? Chissenefrega. Come siamo é come lo siamo adesso e qui.

E poi scrivere fa bene, mi sento già meglio adesso che ho buttato giù ste tre stronzate. Chissà chi sarà il primo o la prima a ritornare su sto blog senza che lo dica a nessuno. In ogni caso, mancano ancora due mesi alla partenza e probabilmente ci vedremo ancora. O forse no.

A presto,

f.

Wednesday, February 16, 2011